In Italia sono aumentate del 41% le transazioni al Pos che includono una mancia, anche se due terzi del mercato è ancora tagliato fuori da questa opportunità.
Secondo una recente indagine Fipe, oggi il 61,8% degli esercenti può riceverla solo in contanti, mentre il 37,4% accetta sia il cash sia il pagamento elettronico e una minoranza residua (lo 0,8%) solo per via elettronica.
Quando si parla di pagamento elettronico, però, si fa riferimento a diverse forme. Solo il 26,3% del campione è dotato di Pos abilitati con una specifica funzione “mancia”. Altrimenti, la pratica più ricorrente è aumentare il valore della ricevuta, in modo da includere il “tip” per il cameriere, oppure tenere invariata la ricevuta ma digitare sul Pos un pagamento superiore.

I fornitori di pagamenti digitali che includono questa opzione ormai sono numerosi. Si va dal colosso italiano Nexi fino a SumUp, noto soprattutto fra i piccoli esercizi, perché non richiede l’installazione del pos tradizionale. Ma si stanno affacciando altri operatori specializzati nei pagamenti digitali, come Qromo e Dojo.
Stando a un’indagine di SumUp (su un panel di 1.500 attività fra ristoranti, alberghi e altri tipi di negozio) tra 2022 e 2024 è cresciuto del 24% il numero di esercizi che accetta le mance con il Pos. Quando il servizio è disponibile, i clienti mostrano di gradire, visto che in un solo anno (tra 2023 e 2024) le transazioni con l’aggiunta della mancia sono cresciute del 41% in media, ma con una punta del 50% nei ristoranti e un 37% dei bar.
Un discorso a parte meritano i fast food. Questa categoria, infatti, è stata protagonista dell’impennata maggiore rispetto ai punti vendita che dispongono di un Pos abilitato, praticamente raddoppiati fra 2022 e 2024. Ma è anche quella in cui è cresciuto meno (solo + 13%) il numero di queste transazioni. Il dato è connaturato al format, dove quasi sempre il pagamento avviene prima del servizio (che sia al bancone o al kiosk digitale), al contrario della ristorazione servita.
Sgravio fiscale sulle mance
La mancia, in Italia, è comunque destinata a crescere, complice un beneficio fiscale (va ricordato che la giurisprudenza considera la mancia parte del reddito e ne impone, almeno in teoria, la dichiarazione).
Oggi è in vigore un’imposta sostitutiva del 5% sulle mance, applicabile entro il limite del 30% del reddito annuo del lavoratore dipendente, a patto che questo non superi i 75mila euro. Secondo lo studio Fipe citato, che risale allo scorso dicembre, solo un terzo dei ristoratori conosce questa norma.
Di fronte a queste novità non mancano resistenze. Una quota di lavoratori, comprensibilmente, preferisce prendere le mance cash e sorvolare sulla loro dichiarazione. Anche i ristoratori lamentano come il meccanismo sia comunque complicato, perché il pagamento tracciato va poi in qualche modo gestito e bisogna scegliere se suddividerlo tra cucina e sala, lasciarlo solo a favore della sala, o “inventarsi” un modo per fare sì che ricada precisamente sul singolo addetto che il cliente ha voluto premiare.

“La tecnologia aiuta, perché gli esercenti con un Pos abilitato hanno sempre disponibili i dati sull’importo delle mance ricevute, che vengono memorizzate, e questa reportistica semplifica la contabilità” spiega Umberto Zola, Responsabile Online Sales per l’Europa di SumUp. “Inoltre, i sistemi di oggi permettono di creare dei profili, che noi chiamiamo sotto-account, che corrispondono a ciascun dipendente. In modo da assegnare le mance in modo appropriato”.
E in media, di quali importi si parla? “Di default, i nostri sistemi offrono diverse alternative, a seconda dell’importo del conto” conclude Zola di SumUp. “Sotto una certa cifra, che può essere indicativamente 10 euro, il cliente può scegliere una piccola tip fissa, di qualche euro. Mentre sopra l’importo definito, si passa allora alla percentuale e in genere le opzioni sono il 10%, 15% o 20% di mancia”.











