Skip to main content

Davvero il nuovo Codice della strada sta danneggiando la ristorazione?

A giudicare dai primi sondaggi e dalla reazione degli imprenditori sembra di sì. E così c’è anche quest’altra variabile, oltre a una congiuntura debole, a minare i conti delle catene di ristorazione.

Lo scorso dicembre è entrato in vigore il nuovo Codice della Strada, che in sintesi non ha modificato i limiti di alcol consentiti (non si può superare 0,5 grammi per litro di sangue di tasso alcolemico), ma ha inasprito le sanzioni. Introducendo, inoltre, un principio ancora da approfondire nel pratico, ma che spaventa non poco: per chi è stato beccato a guidare oltre la soglia di 0,8 g/l, scatterebbe l’obbligo per due anni di guidare un’auto dotata di Alcolock, un sistema che in automatico impedisce l’accensione del motore se il guidatore ha bevuto, a prescindere dalla quantità.

Gli italiani hanno meno intenzione di uscire

La società di ricerche CGA by NIQ ha condotto un’indagine che, almeno nelle intenzioni dei consumatori, nasconde un quadro fosco. Il 46% del campione raggiunto prevede di modificare le proprie abitudini di consumo, proprio in seguito alle nuove norme. Il 44% degli italiani è intenzionato a moderare la frequenza delle uscite in bar e ristoranti, una percentuale che sale al 56% nella Gen Z e che si pone al 53% a Roma e al 47% a Milano. C’è anche un 37% di consumatori più propenso a optare per alternative analcoliche. “L’entrata in vigore del nuovo Codice della Strada potrebbe rappresentare un momento di cambiamento per il settore HoReCa, con sfide da affrontare ma anche nuove opportunità da cogliere” – ha dichiarato Beatrice Francoli, Sales Account Development di CGA by NIQ. Tra le opportunità, tema che coinvolge anche i produttori, ci sarebbe quella di sostenere il tanto osteggiato vino dealcolato.

Le intenzioni rispetto al consumo andranno poi confermate nei mesi a venire. Ma è un fatto che il nuovo codice possa penalizzare alcune insegne della ristorazione, soprattutto quelle in cui l’abbinamento tra un bicchiere di vino e un buon piatto di carne sono al centro dell’esperienza gastronomica. E in effetti, per quanto sia difficile tracciare statistiche precise, produttori e ristoratori verificano un calo concreto delle ordinazioni di calici o intere bottiglie.

Prime reazioni delle catene

Signorvino è stata una delle prime a reagire. Il brand del gruppo Oniverse, già nel comunicato di inizio anno, aveva registrato un calo relativo al mese di gennaio. “Il vino, come ogni prodotto alcolico, deve essere consumato con consapevolezza, ma non possiamo dimenticare che rappresenta molto di più di una semplice bevanda alcolica” il commento dell’a.d., Federico Veronesi.

“Per noi il nemico non è il vino, ma l’eccesso” ha scritto il general manager Luca Pizzighella. Il brand ha prodotto un contenuto social, dal taglio ironico, che si conclude con l’invito: “Possiamo ancora bere”

Meno velato il commento sui social di Filippo Sironi, Ceo e fondatore de Il Mannarino. Accanito contro la politica, riuscita nell’impresa di “danneggiare un intero comparto senza nemmeno cambiare le regole sul consumo d’alcol ma semplicemente facendo terrorismo mediatico”. Pare, infatti, che le ordinazioni di calice e bottiglie siano calate.

Fipe Confcommercio, a gennaio, aveva rivolto un plauso alla disponibilità del ministro dei Trasporti Matteo Salvini, favorevole a redigere un protocollo operativo tra i pubblici esercizi italiani e il ministero, sul tema. Ma non se n’è saputo più niente.

Intanto a livello locale, si moltiplicano le iniziative per istituire servizi di navetta, magari con l’ausilio degli Ncc, per riportare a casa i consumatori ed evitare che si mettano alla guida. Proposte lodevoli, ma che difficilmente sposteranno il grosso del problema.

Una ricerca del Censis del 2024 aveva approfondito il consumo di vino fuori casa, in relazione alle fasce d’età.

Alla domanda “In quale luogo/occasione le piace ordinare un bicchiere di vino” avevano risposto “al bar/enoteca/ristorante” il 45,3% dei rispondenti fra 18 e 34 anni, il 34,5% fra 35 e 64 anni e il 14,2% degli over 65.

(immagine d’apertura creata con intelligenza artificiale Microsoft Designer)