Skip to main content

Pinko, nel primo trimestre dell’anno, ha registrato ricavi per 70 milioni di euro, con un Ebitda di 5 milioni di euro.

Quest’ultimo dato, quello sulla redditività, è il più importante perché ribalta il margine negativo (-1,2 milioni) dello stesso periodo dell’anno precedente.

“Una svolta” l’ha definita il presidente Piero Negra, presidente di Pinko e amministratore delegato di Cris Conf spa, la società proprietaria del marchio.

Dall’anno scorso, presso il Tribunale di Parma, Pinko aveva imboccato la strada della composizione negoziata della crisi. Alla base dello stato di difficoltà c’era stata la forte esposizione verso il mercato cinese, che non aveva prodotto i risultati sperati.

Ora c’è un piano industriale, sottoposto al vaglio delle banche creditrici, su cui il management è molto fiducioso. A livello di indebitamento, l’esposizione di Pinko era arrivata a 100 milioni di euro, a fronte di ricavi 2023 che avevano sfiorato i 300 milioni di euro (il bilancio 2024 non è stato depositato).

Per Pinko, circa 250 boutique monomarca nel mondo, lo sviluppo in Cina rimarrà un asset centrale. Ma ora la strategia verrà condotta diversamente. Prima, infatti, Pinko era arrivata a controllare quasi 90 store di proprietà, mentre ora l’obiettivo è comunque contare su un centinaio di negozi nel Paese, ma appoggiandosi alla partnership siglata a febbraio 2025 con un operatore locale, Lima Commercial Management (Shanghai)

A marzo era arrivata la nuova amministratrice delegata Laura Manelli, che vanta una lunga esperienza nel fashion retail, in azienda come Armani, Versace, Fendi.