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Anche se con il freno tirato, le catene crescono perché intercettano i nuovi desiderata dei consumatori.

Sono invece i ristoranti indipendenti a mostrare il segno negativo.

È quanto si ricava dall’ultimo report sul cibo in Europa, firmato Circana, dal titolo “Eat, Play, Love”.

Nel 2024, nei sei Paesi considerati dallo studio (Regno Unito, Francia, Spagna, Italia, Germania, Olanda) i visitatori presso le grandi catene (vengono citati Starbucks, Five Guys, Quick, Pret a Manger) sono aumentati del 3,8%, mentre le visite nei ristoranti indipendenti sono scese del 3,6%.

“I consumatori premiano le catene per la loro combinazione di value & convenience, in sostanza il rapporto qualità prezzo. Inoltre, di solito i brand sono i meglio organizzati per il delivery o per offrire la possibilità di portare a casa la “doggy bag”, un’opzione richiesta ormai dal 20% degli europei” si legge nel report.

Italia e Spagna meglio del Nord Europa

Circana specifica che a fare meglio nel mercato sono i due Paesi dell’Europa continentale, Spagna e Italia, dove evidentemente la componente culturale e sociale del “vivere fuori” spinge le persone nei locali, nonostante la congiuntura.

Dal 2019 al 2024, le visite presso le catene foodservice sono scese del 20% nel Regno Unito, del 13% in Germania, del 9% in Francia, mentre Italia e Spagna non superano il 5%. E anzi, fra 2023 e 2024 il dato è sostanzialmente stabile, senza più il segno negativo.

Il target degli adulti-bambini

Un altro tema interessante dello studio riguarda i target di clientela. I giovani e le famiglie sono da sempre i consumatori privilegiati verso cui si rivolge il marketing delle catene. Prende sempre più piede, però, il fenomeno “kidults”, cioè il trend degli adulti-bambini, che restano ancorati a riferimenti anni Novanta-Duemila.

Ad esempio, lo scorso ottobre, McDonald’s Spagna ha messo in piedi una campagna per gli adulti, che si rifaceva al 30esimo anniversario del telefilm Friends.

La Gdo riguadagna terreno con le proposte food

Infine, non nell’ambito foodservice, ma più in generale della proposta di cibo, Circana segnala un ritorno di fiamma verso la Gdo. In pratica, dopo anni in cui si è rimarcata la crescita dei discount e dei negozi di prossimità, la grande distribuzione tradizionale sembra aver ritrovato smalto perché ha saputo andare incontro al desiderio dei consumatori di sperimentare cibo nuovo, etnico, oppure salutare, comunque con una caratterizzazione specifica. In più, molte insegne della Gdo (al contrario dei discount) propongono ora una linea “premium”, per esempio di carne e pesce, che non sfigurerebbe in negozi “fine food”.

Ecco perché, nel 2024, le vendite nei supermarket sono avanzate dell’1,6%, il doppio rispetto allo 0,8% dei discount.