Normal, catena danese con oltre 800 drugstore in nove Paesi europei, sta per aprire il quarto punto vendita in Italia.

Il negozio sarà a Merlata Bloom e segue i due già presenti a Roma (centri commerciali Roma Est e Porta di Roma) e quello milanese di Milanofiori.
Normal è una catena di prodotti a basso costo del segmento drugstore, o discount non food. Qualcuno usa “fast home care”, che ha un’accezione negativa. Roba si che compra e si butta rapidamente, tanto costa poco.
Al di là delle categorie, Normal in effetti mescola prodotti per la casa, per la cura del corpo e cosmetica, a snack e dolci e tanto “di tutto un po’”. Si definisce un luogo in cui trovare un mix di “brand famosi già apprezzati dal pubblico (come L’Oréal, Colgate, Gillette, Max Factor, Nescafé, Kinder e molti altri) e tanti prodotti di marchi esclusivi in vendita solo da Normal”. Promette 100 prodotti nuovi a settimana.
La nostra esperienza in negozio
Al momento del lancio, il brand aveva rimarcato “la struttura labirintica dei negozi che invita i clienti a vivere una sorta di caccia al tesoro tra i tanti articoli interessanti”.
Qualche settimana fa abbiamo visitato lo store milanese presso il centro commerciale Milanofiori.



Il tanto declamato effetto labirinto è poca cosa. Come in ogni negozio, si fa qualche curva a sinistra e destra fra gli scaffali. A colpire è l’effetto straniante della proposta: nel giro di pochi metri, anzi centimetri, si passa da lenzuolate di creme e doccia schiuma Nivea e Dove (che fa tanto Risparmio Casa), a ceste pieni di snack o di elastici per capelli o spugnette per lavarsi. Guardi i rasoi, ma di fianco c’è un carrello pieno di Pringles.




Verso il fondo, lo stesso scaffale mette di fianco i Tampax e le tavolette Milka (non il cioccolato al latte semplice, ma quello co-branded con Oreo, veramente in stile “togliamoci la voglia”).
Tra i marchi cui non siamo abituati in Italia, spiccano soprattutto alcuni snack tipo i pop corn dolci al caramello o alcune bibite in lattina. C’è anche il turbante per capelli da bambino, ma non è che sia proprio determinante.
Esempio calzante del commercio di oggi
Da Normal non si entra per una necessità specifica, ma tutto il contesto invita a prendere il cestello e farsi guidare dall’istinto. I prezzi sono bassi (bassi, ma non stracciati, quelli non ci sono più neppure nei negozi cinesi di quartiere). Si buttano dentro un po’ di oggetti con il gusto di aver preso qualcosa di economico, che sia una scorta di shampoo o lo sfizio del dolce-salato. Si esaudisce una non-necessità del momento. L’acquisto di impulso, insomma.



Lontano dall’essere una critica a Normal, questo concetto incarna molto bene una fetta di commercio di oggi, che si può rintracciare anche in tante altre esperienze di fast fashion (la punta estrema dovrebbe essere HalfPrice) o di prodotti del fiorente filone “kawaii” (che significa soltanto cute, carino), stile Miniso, fino al fenomeno K Pop.
Mode che giustamente i centri commerciali sono rapidi a intercettare. Lasciando in sospeso ai giornalisti attempati la domanda: ne avevamo bisogno?
A.L.











