I contratti dei rider sono solo un aspetto del business da gestire, ma il food delivery è pronto a esplodere. Intanto, però, i costi per il consumatore lievitano.
Le manovre sui grandi player, a livello di M&A, lo dimostrano. Adesso ecco alcuni numeri a supporto del trend.
A fine 2025, a livello mondiale, verranno spesi 455 miliardi di dollari per ordinare pranzo e cena a casa. Nel 2030 questa cifra toccherà i 520 miliardi (+14% circa).
Corre ancora di più l’acquisto a distanza di cibo a livello “grocery”, cioè la spesa, che già oggi vale due terzi del mercato e passerà dai 938 miliardi di oggi a quasi 1.500 miliardi. Sono numeri elaborati da Stocklytics.com
Insomma, entro il 2030 il mercato del food delivery varrà 2mila miliardi di dollari.
E se nel 2025 si calcola che almeno 3 miliardi di persone nel mondo abbiano utilizzato almeno una volta una app per l’acquisto di cibo a distanza, questo numero passerà a 3,9 miliardi nel 2023.
Che cosa sta succedendo?
Per dirla con il linguaggio degli economisti, nelle nuove generazioni il food delivery è ormai una commodity. Un servizio standardizzato. E questo è avvenuto in pochissimo tempo. Dal Covid a oggi.
“In soli cinque anni, il delivery si è trasformato da una necessità dell’era legata ai lockdown, in un’industria miliardaria. E quello che era iniziato come un semplice servizio di consegna di pasti è cresciuto fino a diventare una complessa rete di ghost kitchen, logistica intelligente e opzioni di spesa integrate” scrive il report. Tutto questo si incrocia con generazioni di giovani che sempre prima hanno a disposizione uno smartphone (e una carta di credito collegata).
In questo contesto, come si stanno evolvendo le piattaforme? La logistica, sempre più efficiente, viene gestita da modelli IA. A livello commerciale, le prossime strade sono spingere su formule in abbonamento, che servono a garantire quote di ricavi e fidelizzare i clienti. Poi, sperimentare i “prezzi flessibili”, ossia far pagare lo stesso bene a prezzi diversi a seconda dell’orario, della disponibilità, della rapidità. Ancora, puntare su partnership locali, che aiutano a ridurre i costi. E intanto, nell’uso quotidiano, che cosa sta succedendo?


Che i prezzi, tanto per cambiare, lievitano. Qui sopra, lo scontrino di un recente acquisto per una semplice cena per tre persone, via Glovo, effettuato da poco a Milano. Che cosa si nota? Quasi 40 euro di prodotto, che per essere McDonald’s è già molto. Cui si aggiungono 1,98 euro di “servizio”, 2,49 euro di “consegna” e altre 2,96 euro di “mancia al corriere” (siamo certi che vengono addebitate correttamente al lavoratore) che si sono infilate all’ultimo durante l’ordine e che, se anche si potessero evitare, le avremmo ugualmente elargite sotto forma di monetine. Alla fine, quello che non è il cibo si porta via il 18%.











