Grandi manovre in casa Pepco, che cede il fardello Poundland, rivede la Germania e spinge ancora sui mercati di Spagna e Italia.
Il colosso polacco ha deciso di focalizzarsi sui marchi forti, Pepco e Dealz (che in Italia non c’è). Un passaggio fondamentale è stata la cessione di Poundland, il brand del Regno Unito da 800 negozi, che a livello di ricavi apportava quasi un terzo del totale, ma era l’unico ad aver mancato la ripresa. E che, a livello di margini, apportava appena il 5%. Qui sotto la tabella relativa al primo semestre di bilancio.

La cessione di Poundland e l’insolvenza in Germania
Pepco si è accollata un costo, pur di vendere Poundland, passata agli americani di Gordon Brothers per 1 sterlina nominale, con in aggiunta un prestito garantito da Pepco da 30 milioni di euro e altri benefit finanziari sempre a suo carico. Un impegno sostenibile, comunque, per un gruppo che continua a fatturare circa un miliardo di euro a trimestre.
Poi c’è il fronte tedesco. La Germania, dove Pepco è entrata nel 2022 ed ora ha 64 negozi, è un mercato complicato per il retail. Probabilmente più delle aspettative. Così la società ha presentato al Tribunale di Berlino un’istanza volontaria di insolvenza. Il comunicato ufficiale specifica che questo passaggio non prelude all’addio del mercato, ma è funzionale a un piano di ristrutturazione.
Il gruppo, così alleggerito, si concentra come detto sui due marchi forti. E segnala una marginalità in crescita del 18%, nel terzo trimestre fiscale (che terminava il 30 giugno) rispetto allo stesso periodo precedente. Per un margine operativo lordo di gruppo che si attesta sopra il 40%.
Risultati del terzo trimestre 2025 di Pepco

In Italia cresce la rete ma non c’è ancora l’utile
Pepco, come tutte le quotate, non fornisce il dettaglio per Paese nei risultati finanziari. Ma il nostro mercato, già importante, sarà sempre più centrale. Ad inizio anno, l’azienda aveva comunicato un piano per 16 nuove aperture entro settembre 2025. Un piano che procede regolarmente e che ha già portato a tagliare il traguardo del negozio numero 200.

Nell’Europa occidentale (escludendo Polonia, Romania e Repubblica Ceca) la Spagna e l’Italia sono i mercati chiave, con numeri simili come negozi e trend di aperture.
La voce “vendite” corre sempre e il fatturato si gonfia. Il problema è che la redditività ancora non c’è, segno che quei margini, molto probabilmente, sono il risultato di quanto il gruppo riesce a fare nei Paesi dell’Est.
Pepco non fa il franchising quindi il risultato della srl di casa nostra, Pepco Italy, rispecchia l’andamento di tutta la rete.
Il bilancio 2024 (l’esercizio chiude il 30 settembre 2024) mostra una crescita dei ricavi, che da 139,3 milioni di euro del 2023 sono balzati a 205,3 milioni. Eppure il Mol è ancora negativo (-4,2 milioni), il Risultato operativo mostra -16 milioni, così come il risultato finale di esercizio restituisce una perdita per -18,8 milioni di euro.
Nelle fasi di aperture intense è normale che gli investimenti gravino sul bilancio. E in quei 12 mesi di esercizio, Pepco ha messo a segno 42 opening. Poi ci sono i fattori internazionali che impattano sui costi, in primis i trasporti. Ma è naturale che prima o poi la rotta vada invertita.
A.L.











