McDonald’s è sempre la catena con più punti vendita in Italia, La Piadineria e KFC continuano a correre e in generale il Qsr mostra di avere ancora benzina per crescere.
Dall’altro lato, il pokè è fermo in una fase di consolidamento.
Queste sono alcune delle considerazioni che emergono guardando alla classifica delle prime dieci catene di ristorazione in Italia, messe in fila per numero di punti vendita (solo in Italia). Un valore che non dice tutto, naturalmente, ed è slegato dai risultati in termini di perdita-profitta.

Ma è un indicatore importante che fotografa sia la fase di accelerazione/frenata dei singoli brandi, sia lo stato di gradimento di alcuni cluster di ristorazione rispetto ai consumatori.
Questa top ten conta oggi circa 2.600 punti vendita, circa il 20% del totale dei punti ristorazione appartenenti alle catene (il rapporto Ristorazione Fipe 2024 ne censiva circa 11.500). Un panel ridotto, quindi, ma molto significativo, considerando che circa due terzi del mercato appartiene a mini catene, sotto i 10 punti vendita.
In valori assoluti, la leadership di McDonald’s rimane difficilmente raggiungibile. La Piadineria (passata a CVC Capital a inizio 2024) continua però a svilupparsi a un ritmo sostenuto. Il brand conta di arrivare in breve all’importante traguardo dei 500 punti vendita, per chiudere il 2025 con numeri persino superiori alle previsioni.
Burger King corre meno, ma nei mesi scorsi ha centrato il punto vendita numero 300 in Italia.
Chi sta cercando di fare terra bruciata nel suo segmento, quello del pollo, è KFC che procede, mal contati, alla velocità di oltre due punti vendita al mese, tra città, periferia e travel. Il modello che combina franchisee e corporate franchisee finora funziona e garantisce investimenti. L’obiettivo dichiarato era una trentina di aperture nel 2025 e finora il ritmo è mantenuto. Nella seconda metà dell’anno è previsto uno sforzo su Roma.
Insomma, il Qsr, sarà anche solo per una questione di prezzo, va avanti.
Anche Alice Pizza cresce ancora, forse con meno celerità rispetto al passato. Il brand ha un po’ diradato la comunicazione sulle nuove aperture italiane, ma sta avanzando anche all’estero. Da tempo, in fatto di M&A, si parla della possbile exit da parte di DeA Capital. Che si stia muovendo qualcosa?
Per quanto riguarda il casual dining, Old Wild Est (gruppo Cigierre) mantiene le posizioni. E anzi, ha aumentato di qualche unità il numero di ristoranti. Un segnale di forza, in un contesto di mercato dove il casual dining appare uno dei segmenti maggiormente sotto pressione tra la necessità di trovare l’equilibrio fra costi, prezzi per il consumatore e margini.
Roadhouse Restaurant invece è sceso. Ma è anche vero che la proprietà, Chex Express-Cremonini, sta lavorando su una diversificazione della proposta e negli ultimi mesi, se è diminuito il numero di Roadhouse tradizionali, sta sperimentando alcuni nuovi format, come Meatery o Express.
Da notare, infine, l’evidente fase di stallo di una proposta come il pokè, che ha rappresentato negli ultimi anni una novità ben accolta dal mercato italiano, specialmente nelle città e in alcuni shopping center.
Da un lato potrebbe esserci una fase di stanca, da parte dei consumatori, verso questo segmento. Ma questa rischia di essere una lettura troppo semplice, perché in realtà diverse fonti suggeriscono che il gradimento verso pokè, bowls e altre proposte salutari sia intatto. Ma che una quota sempre più consistente di consumo si rivolga alla Gdo e al delivery, senza il bisogno della consumazione seduta presso il locale.
*I dati sono stati reperiti da documenti aziendali o comunicati stampa diffusi tra fine giugno e luglio. Per McDonald’s il dato è certificato a fine marzo (Report “Effetto McDonald’s).
Singole aperture avvenute negli ultimi giorni, di cui la redazione non poteva essere a conoscenza, non rientrano nel conteggio.











