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Lo scorso 4 settembre H&M ha inaugurato il nuovo flagship store parigino, nell’esclusivo quartiere Le Marais.

Un negozio, da circa 1.000 metri quadrati, che secondo il gruppo svedese rappresenta la fotografia perfetta del nuovo corso impresso al brand.

Questo arriva in scia a un periodo di quasi due anni, in cui H&M ha lavorato per rivedere il prodotto, la catena di fornitura e il posizionamento del brand. Soprattutto a partire da inizio 2024, con il nuovo corso impresso dal Ceo Daniel Erver.

Second hand luxury e tecnologia

Una delle principali novità, è che H&M cede di buon grado la pretesa di essere unico protagonista dello spazio. Nel senso che c’è una larga offerta di “second hand luxury”, con marchi come Armani, Acne Studios, Chloè, Max Mara, Burberry, Celine. Secondo dati del gruppo, in alcuni negozi questo segmento copre anche il 10% dei ricavi.

Poi c’è l’investimento decisivo in tecnologia, misto all’uso delle risorse umane. In questo negozio c’è ampio uso della tecnologia Rfid, che permette il self-check out e facilita il cliente nel trovare i capi desiderati nello store. Ma questo, almeno secondo le intenzioni ufficiali, non serve a diminuire il personale necessario, ma libera da alcune incombenze pratiche, in modo da potersi concentrare sulla clientela che necessita di assistenza quasi in maniera “taylor-made”.

Rispetto al prodotto, il focus è sempre la donna, con l’intenzione di alzare la qualità mantenendo però un carattere di accessibilità.

H&M ha semplificato il portafoglio complessivo, liquidando il sito ecommerce Afound, cancellando o integrando brand minori in altri (come Monki).

Sul fronte retail, naturalmente la rete dei negozi è stata razionalizzata, ma non in modo drammatico. L’ultima semestrale segna un -4% anno su anno, come riduzione degli store, che oggi sono 4.166. Però il gruppo ha investito in questi nuovi flagship, come anche a New York, Londra o Tokyo. Ed è entrata in nuovi mercati, come in Sud America con il Brasile, Venezuela ed El Salvador.

I risultati si riflettono nei numeri. Nell’ultimo trimestre fiscale, che chiudeva il 31 maggio, i conti hanno riportato un ritorno alla profittabilità, meglio delle attese degli analisti, nonostante la riduzione delle vendite. Mentre il dato di giugno si annunci in rialzo del 6% (come ricavi) a fronte di un dato negativo nel giugno dell’anno scorso.