Chef Express, gestore esclusivo del marchio in Italia, ha inaugurato il punto vendita Pret a Manger alla stazione di Milano Centrale.
È la quarta presenza in Italia, dopo i tre punti vendita dell’aeroporto di Milano Malpensa.
“Inoltre, si tratta del nostro ingresso nel circuito di Grandi Stazioni Retail, che riteniamo molto adatto per un marchio di questo tipo. Possiamo anticipare che a inizio 2026 apriremo un altro Pret alla stazione di Bologna e nel complesso abbiamo in mente un piano per una trentina di aperture in Italia” ha spiegato durante la presentazione Gabriele Morisi, Responsabile sviluppo di Chef Express.

Il punto vendita della Stazione Centrale di Milano ha un valore particolare, per Chef Express, poiché si trova in una zona rialzata, di fronte ai binari, che occupa circa 1.000 mq complessivi e che ospita l’uno accanto all’altro anche un Roadhouse e un wagamama, anche questi gestiti da Chex Express.
“Dopo l’esordio del 2023, siamo molto felici di proseguire lo sviluppo in Italia. Ora siamo presenti con Pret in 21 Paesi nel mondo” ha detto Emma John, Travel&Franchising Director di Pret A Manger.



“Questo è un brand internazionale, ma siamo sicuri he catturerà l’attenzione anche del pubblico italiano. La Centrale di Milano è un luogo dove transitano 260mila persone al giorno, è un vero hub intermodale che connette mezzi e persone” secondo Cesare Salvini, Chief Marketing & media officer di Grandi Stazioni Retail.
Bigard: “Bene l’estate, nonostante consumi incerti”.
L’apertura di Pret è stata anche l’occasione per scambiare alcune battute con Nicolas Bigard, amministratore delegato di Chef Express, alla chiusura di un’estate che ha visto le consuete polemiche sul “caro-prezzi” nelle aree di sosta. E che, a livello turistico, è stata dipinta come un’estate difficile specialmente per quanto riguarda la scarsa presenza di italiani nelle zone balneari.
“Per fortuna, nel nostro caso abbiamo registrato una crescita a livello di ingressi, con un buon equilibrio fra italiani e stranieri” ha detto Bigard.
E i prezzi? “L’accordo con i gestori autostradali prevede un paniere di articoli a prezzi calmierati, che sono rimasti tali. Non nascondo che il cliente straniero sia meno sensibile al fattore prezzo, per via di una migliore capacità di spesa. Da noi i consumi sono incerti e anche questo autunno ci pone di fronte a un quadro complicato.


Eppure va spiegato che il canale autostradale, per noi, è quello con meno margini di tutti. Paghiamo le fee, ci accolliamo la pulizia dei piazzali e delle toilette, siamo aperti h24, ma alla fine dall’autostrada guadagniamo pochissimo. L’aumento del costo delle materie prime ha influito in parte sui prezzi finali, ma abbiamo cercato di non scaricare tutto sul cliente, altrimenti i rincari sarebbero stati anche più salati”.
Dopo Pret, porterete in Italia qualche altro brand internazionale di questo tipo?
“Ci guardiamo intorno, siamo sempre disposti a cogliere delle opportunità, ma per ora cerchiamo di sviluppare bene questo. In questo settore non bisogna farsi prendere dalla moda e magari iniziare a sviluppare qualcosa che dopo due o tre anni ha già esaurito la spinta. Si spendono soldi ed energie. Meglio studiare un brand con attenzione per capire se sarà ancora qui fra dieci o vent’anni. E poi l’esperienza insegna che portare un marchio estero legato al cibo, in Italia, non è mai semplice”.
A.L.













