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Doppio Malto si appresta a chiudere un 2025 con circa 60 locali, tra Italia e Francia, e un fatturato intorno ai 100 milioni di euro. Nato come birrificio artigianale in Sardegna, dove ancora oggi c’è lo stabilimento di produzione, è poi divenuto famoso anche con lo sviluppo retail.

Ora si sta aprendo un capitolo nuovo, quello della gestione del food&beverage negli stadi e negli eventi. L’azienda dall’anno scorso si occupa dei bar e della ristorazione allo stadio del Cagliari, ma da questa stagione è arrivato il colpo grosso con lo stadio di San Siro a Milano, in virtù di una gara vinta con la società di gestione M-I Stadio Srl. San Siro, vista l’ultima votazione in Consiglio Comunale a Milano, è destinato a sparire. Ma i tempi sono lunghissimi, perché prima dovrà essere pronto il nuovo impianto di Inter e Milan. Un timing che quindi non preoccupa il brand. Abbiamo analizzato il momento di mercato di Doppio Malto con il suo Ceo e fondatore, Giovanni Porcu.

Partiamo da qui, dalla novità degli stadi. Ce la racconta?

A Cagliari già dall’anno scorso siamo jersey sponsor di maglia e gestiamo le attività f&b della Unipol Domus. Da quest’anno siamo entrati a San Siro. Bar e punti ristorazione dell’impianto di Inter e Milan hanno acquisito il brand Doppio Malto. E poi abbiamo aperto una vera e propria birreria Doppio Malto dentro lo stadio, che oggi funziona solo nei giorni delle partite ed è riservata all’hospitality dei due club. Ma tra poche settimane, in tutti gli altri giorni sarà aperta al pubblico, con i clienti che potranno frequentare il locale godendo di un dehor con vista sul campo.

È stato complicato approcciare questo tipo di business?

Direi piuttosto che siamo tra i primi a portare sul mercato un modello avanzato di gestione dell’hospitality. Per capirci, tutti gli operatori, i corner bar, compresi gli spaltisti, lavorano coordinati in cloud. In azienda abbiamo tutte le competenze per gestire approvvigionamento e vendita con sistemi moderni, è stata una bella operazione di pulizia, che il gestore dell’impianto ha accolto con grande favore.

Veniamo alle birrerie. Come stanno andando?

Molto bene. Entro fine anno avremo aperto una decina di nuovi locali in Italia e cinque in Francia. Questa sarà la proporzione che caratterizzerà anche gli anni successivi e ormai posso annunciare che si lavora per raggiungere una dimensione di 150 locali. Lo spazio di mercato c’è e finora i risultati ci permettono di sostenere questo tasso di crescita.

Dove si sviluppano i locali e qual è la chiave del successo?

Se guardiamo alle location, siamo estremamente versatili. Doppio Malto è nei grandi aeroporti, come Fiumicino e Venezia, con partner del calibro di Autogrill e Lagardere Travel Retail. Siamo nei centri città, con veri e propri flagship come Milano Duomo, ma il pubblico ci trova anche al Sud, in provincia, nei centri commerciali. Una delle ultime novità in cantiere è l’apertura in una località di mare come Loano (Savona) dove apriremo un locale da 400 metri quadrati al porto (la proprietà della Marina di Loano è al 100% di Unipol ndr). In quel contesto diventeremo un’opzione per diportisti e turisti, ma nei mesi invernali anche per i residenti e per gli equipaggi.

Il filo comune di tutto?

Quel che collega tutto è l’esperienza. Non abbiamo inventato il format, la birreria esiste da decenni. Quel che cambia è il “come”. Nei nostri locali si gioca, si guarda la partita, si può cenare o festeggiare un compleanno. Ci sono locali in cui, il sabato sera, alcuni tavoli si fermano per 3 – 4 ore. Quando mi chiedono una definizione del format io rispondo “happy casual”. Credo che renda l’idea.

Nell’esperienza ci sono birra e cibo. Con quali caratteristiche?

Il fattore birra è fondamentale e, anzi, mi spiace perché talvolta questo punto si perde nella narrazione. Nasciamo come birreria artigianale, la produciamo in casa in un sacco di varianti e tanti vengono da Doppio Malto per questo. Nel contempo, è nostra anche tutta la catena di distribuzione. Per quanto riguarda il cibo, di solito si associa l’idea del pub all’hamburger, ma da noi circa il 15% degli ordini è riferito a questo piatto. Non siamo un hamburgeria. Proponiamo di tutto, dalla pasta alla pizza alla carne e questo menù allargato è un plus dell’esperienza.

Dalle birre alcol-free alle tapas, state cercando di intercettare alcune tendenze di consumo. Ce ne parla?

In Italia il consumo di birra è salito in poco tempo da 30 a circa 36 litri l’anno pro capite. Siamo ancora alla metà rispetto ad altri Paesi europei, quindi c’è uno spazio di crescita enorme. Allo stesso tempo, si nota ormai la tendenza dei giovani a bere meno alcol e più in generale, tante persone abbandonano super alcolici o vino preferendo qualcosa di più leggero. Negli anni abbiamo intercettato subito la tendenza e siamo stati rapidi con la ricerca e sviluppo. Così oggi proponiamo due birre no-alcol (che significa al di sotto di un grado) e in generale abbiamo “sgrammato” tutta la carta delle birre, rendendole meno forti. Le tapas, invece, sono relativamente una novità del menù. Amici, coppie e famiglie, anche quando escono, non sono più necessariamente alla ricerca della cena. I nostri piattini, da 7-8 euro l’uno, sono perfetti per accompagnare la birra e hanno successo.

Tornando allo sviluppo, la Francia sta dando soddisfazioni. Che cosa piace ai francesi di Doppio Malto?

Portiamo un’idea nuova del binomio Italia & cucina. Non più il ristorante con la tovaglia a quadri, dove trovare la pizza o la ricetta della nonna, ma un locale con ottima birra, cucina varia ma di qualità, che conserva però un aspetto lifestyle italiano: la gioia di vivere e il sapere divertirsi. Credo che il nostro successo si accompagni, finalmente, a un’immagine un po’ nuova che gli italiani si stanno ritagliando, slegata dei vecchi stereotipi.

Finora, solo aspetti positivi. Sembra un quadro quasi irreale. Possibile che non abbiate subito alcun appannamento dei consumi?

Certo, ci mancherebbe. Arriviamo da mesi complicati, con un calo nel secondo trimestre, compresi Pasqua e Primo Maggio, e un’estate difficile da decifrare, con alcuni locali sopra la media del periodo e altri invece sotto tono. I consumatori italiani confermano di essere molto sensibili al contesto: appena salgono le bollette o i trasporti o la rata del mutuo, tagliano alcune spese, tra cui il fuori casa. Anche le notizie di guerra si riflettono subito sulla propensione ad uscire. Quindi siamo sempre alla finestra, alla vigilia di un autunno difficile.

Come reagite a queste dinamiche, rispetto a prezzi e offerta?

Non abbiamo mai tagliato nulla in qualità della materia prima.  Abbiamo cercato di limare il costo medio, dove si poteva, e lavorato proprio sulla birra, che produciamo in casa e di cui conosciamo perfettamente l’equilibrio fra margini e produzione. In estate c’è stata una grande promozione, con la birra a 3 euro, un costo bassissimo, che ora stiamo proponendo in pianta stabile a tutti gli iscritti al nostro programma loyalty. 

Qual è il vostro scontrino medio?

Si aggira sui 20 euro. Se consideriamo le diverse geografie o canali di vendita dei locali, andiamo da una forchetta più bassa di 18-19 euro a punte di 23-24 euro.

Il vostro sviluppo avviene anche in franchising. Quanti sono e che caratteristiche hanno i partner?

Oggi i locali sono per circa il 50% a gestione diretta e 50% in affiliazione. Per l’anno prossimo, ben undici nuove aperture saranno in franchising. Tra i partner annoveriamo alcuni big, come i già citati leader del travel, e altri imprenditori, sia attivi nel food con altri marchi, sia desiderosi di diversificare le attività, che rientrano nella definizione di “istituzionale”. Senz’altro devono avere una capacità di spesa importante, parliamo di centinaia di migliaia di euro. Doppio Malto non è un brand che si presta a soluzione di autoimpiego. Ma c’è una qualità che il franchisee deve avere su tutte.

Quale?

Deve sposare il progetto e in qualche modo innamorarsi del marchio e di quello che porta con sé, ossia offrire un’esperienza positiva che ormai sta a metà fra ristorazione e vera e propria hospitality. L’impresa che punta su Doppio Malto solo come diversificazione di portafoglio, per cercare un rendimento interessante, trova sul mercato tante alternative, sia nei prodotti finanziari sia nel real estate commerciale. L’impegno con la nostra catena deve diventare l’attività principale, da seguire con cura.

E invece, rispetto al capitale di Doppio Malto, non sarebbe ora di accogliere qualche socio?

Hanno bussato in tanti, ma finora ho preferito rimanere da solo. Oggi ai fondi interessa il foodservice, ma io nel futuro vedrei piuttosto la public company quotata in Borsa. Ad ogni modo, sono solo ipotesi lontane. Per ora lo sviluppo procede tramite le nostre risorse. L’unico paletto che mi sono posto è quello di non frenare la crescita. Se dovessi accorgermi di non avere le risorse per stare al passo con il mercato e, in qualche modo, creassi un imbuto, allora prenderei in considerazione altri scenari. Per ora, fortunatamente, non è mai avvenuto.