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Nel mese di settembre i consumi subiscono una pesante battuta d’arresto: -4,5% a valore sul totale mercato retail.

Lo certifica l’Osservatorio consumi mensile Confimprese-Jakala, che rileva quindi un sensibile deterioramento dei consumi in Italia.

Meno drammatico il dato progressivo: i mesi gennaio-settembre 2025 su gennaio-settembre 2024 si fermano a un moderato -0,8%.

Significativo, però, il dato relativo ai canali commerciali: flessione marcata dei centri commerciali che chiudono il mese a -4,2%, stesso discorso per i negozi di prossimità a -4,0%, meglio le high street a -1,1%.

Il dato del mese di settembre è quindi più legato ai consumi degli italiani, una volta esaurito il picco di presenze turistiche che caratterizzano giugno, luglio e agosto.

Ecco perché questi numeri si riallacciano a quanto messo in risalto da altre fonti pubblicate in questi giorni, circa il peso determinante e il buono stato di salute della componente retail legata alle presenze turistiche, specialmente quelle estere.

High street e località turistiche nel mirino dei brand

Il recente “spotlight” di Savills sul mercato real estate italiano, evidenzia come l’interesse dei brand verso le high street più note rimanga intaccato. Anzi, cresca. “Il mercato del retail nelle vie principali continua a generare grande interesse in Italia, dove il flusso turistico costante e le spese internazionali stanno sostenendo l’attrattiva del settore. I marchi nazionali e internazionali sono desiderosi di espandere la loro presenza o entrare nel mercato italiano” scrive Savills.

Un esempio classico è la zona di via Condotti a Roma e delle strade adiacenti: 30 nuove aperture registrate negli ultimi 12 mesi, con un vacancy rate ormai “strizzato” al 5%.

C’è dell’altro. Un po’ per la saturazione degli spazi, un po’ per reale interesse verso altre località, investimenti e aperture interessano sempre di più zone turistiche che non rientrano nelle piazze canoniche.

“Le strade dei centri città sembrano ormai non più sufficienti, portando i brand a considerare nuove potenziali aree iconiche. Quindi, si guarda non solo alle città consolidate come Milano, Roma, Firenze e Venezia, ma anche alle destinazioni costiere, lacustri e alpine” commenta ancora Savills.

Senz’altro questo trend ha un rovescio della medaglia che riguarda i centri commerciali. Perché quelli di fascia alta, oppure gli outlet ben inseriti nel circuito che catalizza i turisti stranieri, possono beneficiarne. Ma gli shopping center di provincia o comunque legati alla componente domestica, soffrono.

Il dato di agosto (vs agosto 2024) degli shopping center mostra un footfall in moderata crescita a +0,8% con un turnover piatto tendente al negativo (-0,1%).

In crescita il luxury shopping

Si inserisce in questo filone il dato diffuso da Global Blue relativo a uno spaccato ulteriore, ossia il mercato del lusso delle vendite tax free. Vendite che hanno registrato un aumento del +7% a livello europeo. Il dato non è del tutto comparabile, perché riferito al periodo luglio 2024-giugno 2025. Ma segnala comunque la centralità dell’Italia: il 44% degli UHNWI che hanno effettuato acquisti in Europa ha scelto il nostro Paese come destinazione di shopping, seconda solo alla Francia (68%).

In Europa è cresciuta soprattutto la spesa di arabi (+14%) e americani (+12%). In Italia, la quota degli shopper statunitensi risulta ancora più significativa, raggiungendo il 25% della spesa Tax Free di lusso.

Come detto, gli outlet votati al lusso sono in vantaggio sul resto degli shopping center. Di recente, Scalo Milano ha registrato un +66% nella spesa Tax Free nel primo semestre 2025.