Nei primi mesi della nuova gestione, per Coin è migliorata la redditività ed è aumentato il flusso di clienti nei negozi.
L’informazione proviene dalla stessa azienda, impegnata in un piano di rilancio, entrato nel vivo dallo scorso autunno, quando si è concretizzato l’aumento di capitale che ha permesso l’ingresso dei nuovi soci, ossia Mia, società dell’imprenditore Marco Marchi (Liu Jo), Invitalia e Sagitta Sgr. Con Matteo Cosmi rimasto nel ruolo di a.d.
Tanti i fattori che hanno determinato il miglioramento della redditività, dall’ottimizzazione del brand mix alla riduzione dei costi operativi.
Possibile nuova iniezione di liquidità
Durante il recente incontro al Mimit, i soci si sono detti disponibili nel valutare un nuovo intervento sul capitale nel 2026, da destinare ad investimenti nella rete dei negozi e alla trasformazione digitale dell’impresa. “In parallelo, sono in corso di definizione partnership commerciali strategiche con gruppi internazionali leader di settore, che porteranno importanti interventi di rinnovamento degli spazi espositivi, affiancati ad un piano marketing dedicato” segnala ancora Coin.
L’azienda, in sostanza, ha prodotto un comunicato stampa in modo da rassicurare il mercato sulla bontà del piano industriale in corso.
Questo, però, ha placato solo in parte le preoccupazioni di lavoratori e sindacati, poiché di fatto non c’è alcuna marcia indietro rispetto e diverse chiusure già prospettate nei mesi scorsi.
Le chiusure e le ipotesi su Verona e Mestre
Come informa la Uiltucs, la cassa integrazione servirà a gestire le cessazioni dei negozi di Roma Cola di Rienzo, Milano Corso Vercelli e Verona, cui si aggiunge la situazione di Bologna, già interessata dal 2025 dalla Cig.
I sindacati puntano il dito anche sull’eccessivo ricorso a riduzioni di orario e riorganizzazioni, con l’ipotesi dell’utilizzo della “cassa integrazione per crisi”, in alcuni negozi che pur rimarranno aperti, come Roma Cinecittà e Roma San Giovanni, Mestre, Firenze (qui l’ipotesi è il contratto di solidarietà).
Per quanto riguarda il Veneto, Coin conferma la volontà di “presidiare tutti i territori in cui è storicamente presente, ed in particolare nelle storiche sedi venete di Verona e Mestre, cercando attivamente soluzioni alternative nelle città in cui sono state annunciate le chiusure”.
La soluzione per Mestre dovrebbe essere quella della riduzione della superficio dello store. Mentre a Verona, Coin dovrebbe invece confermare la chiusura dell’attuale sede di via Cappello, ma cercando poi uno spazio alternativo. E stando alla dichiarazione dell’azienda, è possibile allora che anche in altre città la chiusura venga seguita, in futuro, dalla ricerca di nuove location, magari a canoni d’affitto meno onerosi rispetto agli attuali.












