Kiabi Italia, l’anno scorso, ha registrato vendite like for like in aumento dell’1,5%, in controtendenza rispetto alla frenata del settore.

“Nei primi mesi del 2026, inoltre, la crescita sta andando ancora meglio, con +5% di vendite, sempre a parità di perimetro. Ora siamo pronti a lavorare sul prodotto, sul marketing e soprattutto sulla rete dei negozi” ha spiegato durante Mapic Italy Khardiata Ndoye, dallo scorso anno amministratrice delegata di Kiabi Italia.
Ndoye è una manager con una storia tutta particolare. Senegalese di nascita, francese di nazionalità, ha studiato alla ICN Business School. È approdata in un negozio Kiabi della provincia di Milano nel 2008, come stagista nell’ambito di un percorso di studi. Da quel momento, è iniziato un percorso in azienda in costante crescita, che le ha permesso nel decennio successivo di creare da zero il reparto marketing della società in Italia. Successivamente ha trascorso quasi un triennio (2022-2025) nel quartier generale francese, come Chief marketing officer, finché è stata richiamata in Italia a occupare la poltrona più in alto.
La strategia per l’Italia
Il marchio ha superato quota 350 negozi in Francia. Oltre 70 in Spagna. “Nel 2008 avevamo quattro negozi in Italia. Oggi siamo a 39 negozi, di cui 33 a gestione diretta e 6 in franchising. Il nostro obiettivo a lungo termine sarebbe quello di raggiungere una massa critica di un centinaio di store. Intanto, nel medio, da oggi al 2030 apriremo venti nuovi negozi, raggiungendo un equilibrio di circa il 60% diretti e il resto affidati ai partner” ha spiegato ancora l’a.d. Kiabi Italia, per il reperimento dei partner e delle location, collabora con Aviesse Retail.
“A livello di format guardiamo ai centri commerciali, ma anche retail park o, perché no, riduzioni di superfici di ipermercati. Sicuramente abbiamo bisogno di inserirci in luoghi di shopping che siano destinazioni, capaci di catturare l’intero nucleo familiare”.
Kiabi è un brand di abbigliamento a prezzo accessibile. “Per fare un esempio pratico, ci posizioniamo sopra Primark, ma almeno un 15% sotto un OVS” aggiunge Ndoye. Tra i consumatori italiani è percepito in gran parte come brand di moda bambino/ragazzo e in effetti questa linea di prodotto copre il 50/60% dell’assortimento in negozio. Ma la società sta investendo molto sul fronte della moda donna. Un po’ indietro rimane l’uomo.
A.L.










