Gli inglesi di Frasers Group hanno lanciato un’Opa (non concordata) sul 100% di Hugo Boss.
L’operazione è stata annunciata ufficialmente il 10 giugno. Frasers è già azionista con il 26% e con l’offerta, a 38 euro per azione, vuole rilevare l’intero capitale, valutando il restante 74% di Hugo Boss circa 1,98 miliardi di euro.
Tra gli azionisti di minoranza che saranno l’ago della bilancia, c’è la famiglia Marzotto, che ha investito nel 15% di Hugo Boss tramite due società (PFC S.r.l. e Zignago Holding S.p.A). Aderire all’offerta, per la storica famiglia veneta del tessile-abbigliamento, comporterebbe un incasso vicino ai 400 milioni di euro.
Per Frasers, invece, sarebbe un tassello fondamentale di una fase di espansione aggressiva, e singolare, che sta caratterizzando la gestione del gruppo affidata al Ceo Michael Murray. Frasers è un gruppo da oltre 5 miliardi di sterline di ricavi, che pur essendo quotato conserva una proprietà tutto sommato familiare (il 73% è in mano al fondatore Mike Ashley).
Ma non è tanto la proprietà, a rappresentare un caso singolare, nel panorama retail europeo
Retailer che compra brand, catene e outlet
All’origine di Frasers, infatti, c’è il puro retail. Nel 1982, il fondatore Mike Ashley aveva aperto il suo primo negozio a Maidenhead (Inghilterra) sotto il nome di Mike Ashley Sports.
Oggi, il gruppo, di fatto si comporta come un grande fondo. Sta acquistando singoli brand (possiede Everlast, Slazenger solo per citarne alcuni), medie catene di retailer, ma sta mettendo in portafoglio anche la proprietà immobiliare di alcune destinazioni di shopping.
In Italia è entrato a febbraio, acquisendo Maxi Sport. Insieme ad Eurofund, ha partecipato all’investimento nel centro commerciale Grotte Center. Ma quest’ultima è un’operazione tutto sommato piccola.
Di recente il gruppo ha portato a casa la catena olandese di articoli sportivi Twin Sport (e salvato dal fallimento i negozi Sprinter), nel 2025 ha comprato XXL (principale catena di articoli outdoor dei Paesi scandinavi), da poco ha lanciato un’Opa sul grande retailer australiano Accent.
Nel Regno Unito, invece, ha iniziato a fare incetta di outlet. Ha comprato la proprietà immobiliare di York Designer Outlet e East Midlands Designer Outlet, che sono (e continuano ad essere) gestiti da McArthuGlen. E non è finita. “Queste acquisizioni strategiche rafforzano la nostra visione, sfruttando solide partnership con marchi globali leader per generare valore reciproco, supportando le loro strategie outlet e promuovendo al contempo la crescita. Oggi deteniamo oltre un quinto del mercato outlet del Regno Unito e abbiamo la chiara ambizione di incrementare ulteriormente la nostra quota di mercato” ha commentato il Ceo Murray.
Gli outlet come leva negoziale
L’investimento sul mattone interessa Frasers per molti aspetti e di certo quello più importante non è l’acquisto finalizzato alla futura rivendita.
In primo luogo, il gruppo diversifica gli introiti (i canoni che arrivano dai brand terzi). Poi è come se azzerasse il rent per i marchi di proprietà che vendono all’interno dei suoi outlet. Ma anche questi due elementi, in realtà, non spiegano a pieno la strategia. Perché un fattore determinante risiede nel rapporto con i grandi brand mondiali, da Nike a Adidas a Ralph Lauren.
Negli outlet, infatti, i brand globali vendono le scorte in eccesso. Diventando proprietario delle strutture, Frasers ottiene una leva negoziale molto forte. In sostanza, è come se dicesse: “Se volete un posizionamento premium nei nostri outlet, dobbiamo rafforzare le partnership anche nei nostri negozi tradizionali”.
E il gruppo conosce bene l’importanza di questi rapporti, perché in passato aveva affrontato diversi problemi. Nel decennio scorso, Mike Ashley aveva criticato pubblicamente lo strapotere di Nike e Adidas nei confronti dei retailer, arrivando a chiedere una sorta di indagine antitrust. Nike poi era arrivata ad azzerare la distribuzione dei suoi prodotti all’interno della catena americana Bob’s Stores (prima controllata da Frasers, oggi ceduta).
A.L.











