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Archiviata l’operazione societaria, che ha portato Alice Pizza in mano a un pool di investitori con a capo Capdesia e Quadrivio, si torna a parlare dei piani di sviluppo del brand più famoso in Italia per la pizza al taglio.

Uno sviluppo, in realtà, che non si è mai arrestato e che l’ha portato al traguardo di 230 punti vendita. “Più che altro, siamo rimasti cauti nella comunicazione. Ma Alice Pizza continua a crescere, sia in Italia sia all’estero” puntualizza l’amministratore delegato Claudio Baitelli, che fa il punto della situazione in questa intervista esclusiva a retail&food.

Partiamo dall’andamento del business. Come va Alice Pizza a livello di vendite?

Da otto trimestri consecutivi registriamo una crescita e stiamo parlando di un dato a perimetro costante, escluse le nuove aperture. Un risultato eccezionale, che deriva essenzialmente da due fattori. Da una parte il nostro prodotto, accessibile e flessibile, risponde bene a una fase in cui i consumatori prestano maggiore attenzione alla spesa. Dall’altra c’è il lavoro svolto sull’innovazione: le ricette stagionali continuano ad avere un’ottima risposta e dimostrano che anche in una categoria matura come la pizza il cliente cerca novità.

L’andamento è omogeneo oppure emergono differenze tra territori e canali?

La crescita è piuttosto diffusa. Stanno andando molto bene i centri commerciali, ma registriamo risultati positivi anche nelle città, penso a Milano, Torino, Cagliari o in numerosi centri di provincia, mentre Roma è più altalenante. Il format funziona in contesti diversi. Eppure, in fondo l’elemento che incide di più è la qualità delle persone: dove abbiamo team preparati e ben formati cresciamo di più, indipendentemente dal mercato”.

Quali occasioni di consumo intercettate maggiormente?

Il pranzo resta il nostro momento principale, soprattutto per lavoratori e studenti, ma vediamo una crescita molto interessante della cena e del delivery. La forza del format è la sua versatilità: a pranzo è un pasto veloce e conveniente, mentre la sera diventa una soluzione per famiglie e gruppi.

Come si stanno muovendo scontrino e prezzi?

Possiamo parlare di due scontrini molto diversi: a pranzo siamo intorno agli 8-9 euro, mentre la sera, tra asporto e delivery, gli importi sono più elevati perché spesso l’acquisto riguarda tutta la famiglia. Abbiamo scelto di limitare il più possibile gli aumenti di prezzo, lavorando sull’efficienza interna. Continuiamo a proporre anche ricette premium, ma la Margherita rappresenta ancora circa un quinto delle vendite e deve restare accessibile.

Come riuscite a mantenere questo equilibrio?

La crescita della rete ci garantisce economie di scala negli acquisti e nella logistica. Inoltre, oggi il mercato delle materie prime è decisamente più stabile rispetto agli anni dell’inflazione più forte.

Quali sono i programmi di sviluppo della rete?

Entro la fine di agosto avremo aperto circa venti punti vendita e nella seconda parte dell’anno ne inaugureremo altri venti, già contrattualizzati. Nel complesso prevediamo oltre quaranta aperture nel 2026, di cui quattro o cinque all’estero, arrivando a circa 260 punti vendita complessivi.

Quali sono le novità internazionali?

A Hong Kong siamo arrivati a sei punti vendita. Nelle prossime settimane apriremo un secondo locale a Madrid, uno a Vienna, all’interno di un centro commerciale Westfield, e il terzo punto vendita in Francia, in una delle principali stazioni ferroviarie di Parigi (Montparnasse). In Francia, dove operiamo in modo diretto, stiamo registrando crescite tra il 20% e il 30%, superiori alle aspettative.

Come sarà l’equilibrio tra negozi diretti e franchising?

Le aperture dirette si concentrano prevalentemente nelle aree dove siamo già forti, come Roma e Milano o nei grandi centri commerciali. Il franchising, invece, ci permette di crescere rapidamente anche in province e comuni di dimensioni più contenute. Abbiamo aperto recentemente a Bolzano, Ciampino aeroporto, Mesagne, Anguillara Sabazia, Legnano, Gavirate.

Chi è oggi il vostro principale concorrente?

Più che la pizzeria tradizionale, competiamo con tutte le soluzioni che presidiano il pasto veloce: piadinerie, hamburger, gastronomia della grande distribuzione o il pranzo preparato da casa. Naturalmente continuiamo a confrontarci anche con i forni e le pizzerie di quartiere, che rappresentano uno stimolo costante sul fronte della qualità.

Dove avete concentrato gli investimenti?

Soprattutto sulla tecnologia a supporto delle persone. Utilizziamo strumenti digitali e intelligenza artificiale per analizzare le recensioni, individuare rapidamente le criticità e fornire indicazioni operative ai responsabili dei negozi. Parallelamente continuiamo a investire su App, CRM e loyalty.

Quali saranno le principali sfide dei prossimi anni?

Crediamo che il potenziale di crescita sia ancora molto ampio, sia in Italia sia all’estero. Continueremo a investire su innovazione di prodotto, qualità operativa e tecnologia, mantenendo però centrale il rapporto tra cliente e personale del punto vendita. La tecnologia deve aiutare le persone a lavorare meglio, non sostituire la relazione.

A.L.