Intervista con Inti Ligabue, Ceo e Presidente dell’omonimo gruppo, leader nei servizi per il mercato marittimo ed energetico.

Dalle piattaforme offshore nel Golfo, ai traghetti nel Mediterraneo, ecco l’evoluzione di Ligabue, gruppo vicino al mezzo miliardo di ricavi, che ha sviluppato competenze del tutto paragonabili agli specialisti del travel retail. Un gigante internazionale da 440 milioni di euro di fatturato e ben 8600 collaboratori, rappresentanti di 40 nazionalità. Che opera a livello globale nei servizi di food service e life support (ristorazione, approvvigionamento e facility management) per i mercati marittimi e industriali. Se l’origine è marittima, nel corso dei decenni il Gruppo Ligabue ha saputo diversificare la propria offerta, strutturandosi oggi in cinque business units che rispondono a mercati complessi e profondamente diversi tra loro. Per raccontare struttura, organizzazione e futuro del gruppo, retail&food ha intervistato il Ceo e Presidente Inti Ligabue, rappresentante della terza generazione della famiglia.
Quali sono e come operano le divisioni del gruppo?
Il motore principale in termini di volumi e fatturato (circa 250 milioni di euro) è la divisione Industrial, che ha la sede operativa ad Abu Dhabi, il vero cuore pulsante del mercato energetico mondiale. Qui Ligabue è sinonimo di facility management estremo. Significa gestire catering, housekeeping e supply chain per grandi aziende del mondo energetico – petrolifere, minerarie – o impegnate nelle costruzioni civili.

Storicamente siamo specialisti indiscussi dell’offshore (le piattaforme in mezzo al mare), nel cui servizio siamo stati pionieri sin dagli anni Sessanta, ma oggi una parte rilevante del business si sviluppa onshore, nei campi d’estrazione isolati in Algeria, in Kazakistan o nella regione del Golfo.
Accanto all’Industrial vi è anche la divisione Cargo, l’ambito originario da cui è nata l’azienda, che oggi gestisce il catering e l’approvvigionamento per circa 200 navi mercantili di armatori principalmente italiani. C’è poi la Ship Supply, la pura fornitura navale logistica di food & beverage e materiale tecnico, che si appoggia a tre hub strategici globali: Venezia, Rotterdam e il neonato magazzino di 3.000 metri quadri nel porto di Dammam, in Arabia Saudita.
Poi ci sono le divisioni più a contatto con il segmento consumer, corretto?
Esatto. Le ultime due anime rappresentano l’evoluzione verso il mercato del turismo e del consumatore finale: le divisioni Cruise e Ferries. Se nel mondo delle crociere Ligabue ha compiuto un percorso verticale straordinario – passando da puro caterer a vero e proprio armatore con la compagnia Plantour, che oggi vanta navi oceaniche e fluviali – è nel settore dei traghetti che l’azienda sta esprimendo una delle sue crescite più dinamiche e innovative.
Come è cambiato il mondo ferry negli ultimi decenni?

Il mercato dei traghetti sta vivendo una metamorfosi profonda. Con circa 50 navi gestite tra Italia, Francia e Spagna, Ligabue è attualmente il primo operatore mondiale in questo segmento. Per decenni, la ristorazione a bordo dei traghetti è rimasta puro servizio funzionale. Il passeggero mangiava per necessità e nei tempi dettati dalla navigazione. Oggi, grazie alla proficua collaborazione con gli armatori che stanno investendo in nuove navi e strutture commerciali e grazie alla nostra spinta tecnologica, digitale e di marketing, stiamo trasformando questo modello commerciale in una declinazione della customer journey che strizza l’occhio al travel retail aeroportuale. A bordo delle navi si applica la logica del mercato captive: il cliente ha tempo a disposizione (da poche ore a intere giornate) e anche nei momenti della ristorazione desidera vivere un’esperienza.
Con quali strumenti si affronta questo nuovo corso?
Ci affidiamo alle analisi del mercato e a quelle sui gusti dei consumatori che serviamo, per offrire il prodotto più adeguato alle loro esigenze. Altrettanto fondamentale è poi lo studio scientifico dei dati e dei flussi di bordo, che per molti versi sono persino più complessi di quelli di un aeroporto o di un’area di sosta autostradale a causa della diversificazione degli spazi di attività sulle navi e della variabilità degli orari di partenza. Lo spostamento strategico della posizione di un bar o di un ristorante può risultare determinante in termini di fatturato, qualità del servizio offerto e soddisfazione del cliente.
Nel concreto, a livello commerciale, che cosa nasce da questa analisi?

Per fare un esempio concreto, la traduzione visiva di questa strategia si chiama Gusti Giusti e Cambusa. Si tratta di veri e propri brand di ristorazione creati dal gruppo. Sulle ammiraglie della flotta Moby/Onorato (con cui vantiamo una partnership storica che risale al 1946),il vecchio self-service si è evoluto in un moderno bistrot sul modello delle food hall internazionali, grazie alla lungimiranza dell’armatore nell’investire in strutture commercialmente innovative e predisposte a generare esperienze e interazione. Caffetteria di livello, corner dolci e salati, aree retail integrate con oltre 150 metri lineari di esposizione commerciale. A questo si aggiunge la digitalizzazione dei punti vendita, di cui Grimaldi Lines è stato precursore nell’implementazione su tutta la flotta: l’introduzione di chioschi digitali non serve solo ad abbattere le code nei momenti di picco, ma permette di raccontare il prodotto e fare attività di upselling mirato.
Perché l’armatore non dovrebbe sfruttare in autonomia questi canali?
Un partner specializzato come Ligabue offre un vantaggio competitivo enorme, Ligabue per l’armatore è: centrale di acquisti, specialista del marketing nei servizi retail e semplificatore dei processi. Un gruppo che acquista direttamente dall’industria alimentare per oltre 40 milioni di euro all’anno ha una forza contrattuale che i singoli non possono avere; quindi, noi ci inseriamo in quel gap di marginalità industriale, assorbendo anche il rischio commerciale delle scorte e della sperimentazione di nuovi menu. Inoltre, abbiamo un ufficio di marketing specializzato, dedicato a studiare e comparare tutte le offerte nel mercato italiano ed estero nel travel retail, proponendo i prodotti più innovativi al giusto prezzo; siamo un osservatorio prezzi molto importante e gestendo flotte così ampie assicuriamo importanti opportunità grazie a partnership che concordiamo direttamente con i grandi marchi del settore alimentare come Ferrero, Pastificio di Martino, Fattorie Garofalo e tanti altri. Tuttavia, ci tengo a rimarcare che l’efficienza dei KPI numerici e la digitalizzazione non possono sostituire un tassello imprescindibile: la fiducia e la relazione umana. In un mondo economico finanziarizzato, dominato da “innamoramenti e divorzi aziendali” rapidissimi, nel giro di pochi anni, il modello di business marittimo resiste grazie a “cornici intangibili” di rispetto reciproco. I legami con le grandi famiglie di armatori come gli Onorato, i Grimaldi, i D’Amico, durano da decenni e talvolta sono storicamente nati da strette di mano.
Veniamo al contesto di oggi. C’è un’area cruciale di business, ma anche di crisi, che è il golfo Persico. Quali sono le prospettive?

Il mercato del Golfo Persico, pur rimanendo un’area di sviluppo straordinaria per consistenza e opportunità, presenta oggi un livello di complessità elevato. Da un lato c’è l’estrema volatilità dei progetti energetici, dall’altro la forte spinta alla nazionalizzazione delle risorse umane (la cosiddetta Saudization in Arabia Saudita), che impone quote rigide di lavoratori locali e innalza inevitabilmente i costi di break-even delle commesse. Per noi, tuttavia, questa rimane un’area fondamentale di sviluppo, crocevia di nuove alleanze e nuovi progetti: è un piacere ricordare la nostra ormai quasi cinquantennale presenza nel Golfo, che data dal 1978 in Arabia Saudita.
E più vicini a noi, nel Mediterraneo?
Il Gruppo Ligabue guarda al futuro uscendo dai propri confini storici, puntando a esportare il proprio modello di Ferry Retail in Francia, Spagna e Grecia, consapevole che la capacità di unire la precisione millimetrica della logistica internazionale al calore e all’eccellenza della ristorazione italiana rimanga un valore unico, tanto sulla terraferma quanto in mezzo all’oceano.
(tratto dalla rivista retail&food Lug-Ago 2026)











