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Pop Mart accelera sull’Italia, scegliendo per la prima volta un centro commerciale.

Il gruppo cinese dei designer toy ha inaugurato un punto vendita di 131 metri quadrati all’interno del centro commerciale Porta di Roma, uno dei principali shopping mall del Paese, con oltre 220 negozi e circa 16 milioni di visitatori l’anno.

L’apertura rappresenta il secondo store romano dopo quello di via del Corso e segna un’evoluzione della strategia distributiva del marchio, finora concentrata soprattutto su location high street. Ora Pop Mart raggiunge quattro punti vendita nel Paese, dopo Milano (Corso Buenos Aires), Roma (via del Corso) e la presenza in Rinascente. A livello continentale il gruppo conta 45 negozi in sette Paesi, con il Regno Unito primo mercato europeo (17 store), seguito da Francia (10) e Spagna (6).

“Espanderci all’interno di un centro commerciale ci consente di raggiungere un pubblico ancora più ampio e di avvicinare il nostro universo sia ai fan più fedeli sia a nuovi consumatori. Roma continua a essere una città strategica per la nostra crescita” secondo Marco Ardizzone, Head of Retail Southern Europe.

Dando uno sguardo all’Europa, Pop Mart sta puntando su shopping center di primissima fascia. I suoi store sono approdati ai centri ALEXA ed Europa Center di Berlino, mentre nel Regno Unito al Trafford Centre di Manchester e nell’area londinese a Westfield Stratford City e London – White City.

Ricavi record, tra Labubu e cultura asiatica

Il fenomeno Pop Mart, tra blind box, Labubu e altri personaggi, continua a crescere. Quotata ad Hong Kong, la società nel full year 2025 ha registrato risultati record, con un fatturato in crescita del 184,7% su base annua a 37,12 miliardi di RMB, rispetto ai 13,04 miliardi di RMB del 2024.

Pop Mart non va confuso con il K-Pop, poiché appartiene a un segmento diverso, quello dei designer toy e dell’IP entertainment cinese. Ma i due filoni si auto alimentano, contribuendo a rinforzare in tutto il mondo occidentale il diffondersi di tanti spaccati della cultura asiatica.

Senz’altro si è affievolito il boom “virale-social”, che anche a Milano aveva prodotto centinaia di persone in coda, per accaparrarsi le borsette Labubu al loro arrivo, con il corollario dei prezzi folli sul mercato reselling, che ormai sono un ricordo.

Ma la Labubu si è trasformata in accessorio pop consolidato. Le vendite rimangono sostenute, come mostrano i dati del primo trimestre 2026, che a livello mondiale segnano un ulteriore slancio del +75%.