Uber ha lanciato un’offerta pubblica di acquisto volontaria su Delivery Hero, il gruppo tedesco quotato alla Borsa di Francoforte e tra i maggiori operatori mondiali del food delivery.
L’offerta è pari a 41,50 euro per azione, per una valorizzazione complessiva di circa 14,8 miliardi di dollari.
L’operazione è sostenuta dal consiglio di amministrazione di Delivery Hero e ha già ottenuto l’adesione del principale azionista, Prosus, che detiene circa il 17% del capitale. Uber, che nei mesi scorsi aveva progressivamente incrementato la propria partecipazione fino a diventare uno dei maggiori soci della società, parte quindi da una posizione particolarmente favorevole, anche se il via libera definitivo dipenderà sia dall’adesione degli altri azionisti sia dall’autorizzazione delle autorità antitrust. Il gruppo americano si è impegnato a mantenere sede e forza lavoro di Delivery Hero a Berlino almeno fino al 2029, con 2 miliardi di euro di investimenti in Germania nei prossimi cinque anni.
Il senso dell’operazione
L’unione darà vita alla più grande piattaforma mondiale di mobilità e delivery al di fuori della Cina: 99 Paesi serviti e un volume lordo pro-forma combinato di 236 miliardi di dollari nel 2025. “Unendo le nostre piattaforme, estenderemo servizi di consegna affidabili e a prezzi accessibili”, ha dichiarato il ceo di Uber Dara Khosrowshahi.
Delivery Hero controlla infatti alcuni dei marchi più conosciuti del settore, tra cui Glovo, foodpanda, PedidosYa e HungerStation, con una presenza in decine di Paesi tra Europa, Medio Oriente, Asia, America Latina e Africa. Uber, dal canto suo, mira a rafforzare il proprio ecosistema di servizi, integrando sempre di più mobilità, consegna di pasti, spesa a domicilio e logistica urbana
Con l’ingresso del gruppo tedesco, Uber Eats amplierà in modo significativo la propria presenza in queste aree.
Il food delivery è un’attività caratterizzata da margini ridotti, costi logistici elevati e forte concorrenza. Una maggiore dimensione consente di distribuire meglio gli investimenti tecnologici, ottimizzare le reti di rider, negoziare condizioni più favorevoli con i ristoranti e ridurre le spese di marketing. In sostanza, il settore sta passando da una fase di espansione a una di consolidamento, nella quale la scala diventa il principale fattore competitivo.
Gli effetti in Italia
L’Italia rappresenta un caso particolare e tutto sommato poco complicato. Uber Eats ha lasciato il mercato italiano nel 2023, mentre Glovo è oggi uno dei principali operatori insieme a Just Eat e Deliveroo. Dunque il nostro Paese non è tra quelli in cui l’acquisizione comporta la fusione di due concorrenti diretti, riducendo le possibili criticità sotto il profilo antitrust.
Se l’operazione sarà completata, Uber erediterà il controllo di Glovo, che ormai è un marchio super consolidato. Dunque è improbabile un ritorno di Uber Eats, ma è più realistico immaginare investimenti per rafforzare Glovo, integrandola progressivamente con gli altri servizi del gruppo, dai pagamenti ai programmi fedeltà fino, dove possibile, ai servizi di mobilità. Dopo Glovo, restano gli altri due concorrenti Deliveroo e JustEat e, almeno su scala nazionale, è arduo pensare ci sia spazio per un quarto operatore.











