Da anni si parla di creare una rete di distributori automatici di pizza, ora negli Usa forse c’è chi fa sul serio.
La particolarità del progetto, a metà fra il vending e il food-retail, sta nel fatto che un marchio della ristorazione affermato annunci questa sorta di spin-off commerciale su larga scala, non più a livello di “test”, con la promessa di farlo funzionare in tantissimi contesti.
CPK-California Pizza Kitchen non è una grande catena, per gli standard degli Stati Uniti, ma ha comunque all’attivo più di cento locali in patria (una quarantina in California, ma con presenze in una ventina di Stati) ed è diffusa anche all’estero, grazie al franchising, in Paesi che vanno da Hong Kong al Messico, dal Giappone al Canada.
La società ha definito una partnership con T-Roc Global (fornitore tecnologico di soluzioni retail con base a Miami, tra cui punti vending, kiosk, armadietti di sicurezza) che dovrebbe realizzare e poi gestire fino a 1.000 distributori automatici nei prossimi tre anni.
La strategia? “Semplice: raggiungere i consumatori in situazioni e luoghi completamente nuovi, in cui ci sia il bisogno di cibo di qualità da consumare al volo” secondo Michael Beacham, Presidente di California Pizza Kitchen Global. Dunque, se luoghi come supermercati e centri commerciali sono già presidiati dai ristoranti tradizionali, la pizza automatica di CPK si presterebbe ad essere installata dentro università, ospedali, hotel, complessi di uffici, stazioni di ricarica per veicoli elettrici e impianti sportivi, secondo quanto descritto dal comunicato.
CPK, in realtà, ha già portato a termine la fase-test. Ci sono distributori automatici negli aeroporti di Boston Logan, Atlanta, Dallas Love Field e Dayton (vedi video in basso). Il pezzo forte di queste macchine è la pizza. Oggi, per la cottura, ci vogliono alcuni minuti. Con la prossima generazione di distributori, questa potrebbe essere terminata in 90 secondi ed il brand ha promesso di allargare l’elenco dei prodotti, a piatti come gli spaghetti Kung Pao e alla bolognese, maccheroni al formaggio e persino la torta al burro.
Per quanto riguarda gli aspetti industriali del progetto, a fare la differenza, da ora in poi, dovrebbe essere l’accordo con T-Roc Global che in sostanza si trasforma da semplice partner tecnologico (che fornisce le macchine) a vero e proprio alleato della logistica e della manutenzione, sia per il brand, sia per i partner del franchising, su scala nazionale.
T-ROC sfrutterà la sua infrastruttura nazionale, che comprende 32 magazzini, la flotta di furgoni e migliaia di tecnici, per installare, rifornire, manutenere e supportare i distributori automatici di prodotti CPK in tutto il paese. E ora le installazioni non saranno più parcellizzate, come quelle test negli aeroporti citati, ma procederanno a gruppi di almeno 20 unità, in 30 mercati statunitensi già individuati, consentendo di raggiungere una significativa densità di mercato e di “scalare in modo efficiente” dice ancora il comunicato.
“Venti macchine all’interno di una sola area metropolitana possono condividere un magazzino, il percorso di un furgone e un team di tecnici. Venti macchine sparse in venti stati diversi no, e ogni richiesta di assistenza si trasforma in un costo” spiegano i tecnici di T-Roc Global.
Un’intenzione, quella della scalabilità, che se sarà confermata dai fatti, darà per la prima volta una veste concreta all’idea di catena di distributori automatici legati a doppio filo al food retail.
A.L.











