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Come vanno le vendite dei fast food? Un campanello d’allarme arriva dai conti di Sphera Franchise Group.

Sphera è un importante gruppo internazionale, basato in Romania e quotato a Bucarest, che ha appena pubblicato la semestrale del periodo gennaio-giugno 2026. Il gruppo gestisce in Romania ben 111 Kfc, 22 Pizza Hut, 18 Taco Bell. In più ha 5 ristoranti in Moldavia e ha da poco raggiunto un accordo per sviluppare in questi Paesi Hard Rock Cafè e wagamama.

L’Italia è il secondo mercato più importante. Infatti da noi è uno dei principali franchisee di KFC, con ben 18 ristoranti, e sta anche sviluppando Cioccolatitaliani (finora 2 punti vendita).

A livello di gruppo, quindi, il brand del pollo fritto è la parte largamente più importante del business (circa l’86% dei ricavi). Il primo semestre di Sphera Franchise Group si è chiuso con vendite nei ristoranti pari a 754,5 milioni di RON (circa 143 milioni di euro) in crescita dell’1,2%, con un risultato netto di 7,2 milioni di RON (circa 1,37 milioni di euro, a + 11,1%).

Il focus sull’Italia

Colpisce però il dettaglio del Paesi e ancora di più il focus sul secondo trimestre 2026. Nei primi sei mesi, l’Italia ha contribuito con 90,3 milioni di Ron (circa 17 milioni di euro) in calo del 3%, “a causa di condizioni di mercato sfavorevoli e della chiusura di due unità” spiega il comunicato, riferendosi alle chiusure di due KFC avvenuti a Verona (piazza Erbe) e Bari-stazione.

Di quei ricavi, un fetta piccolissima è imputabile a Cioccolatitaliani. La performance delle attività italiane di KFC segna ricavi per 88,9 milioni di RON (circa 16,9 milioni), in calo del -4,5%, e con un risultato operativo della ristorazione sceso del -37,2%, a 1,7 milioni di RON (circa 320mila euro).

Ma il dato peggiore riguarda il secondo trimestre, in cui le vendite di KFC sono scese del -9,8% a livello complessivo e addirittura del -15,9% a parità di punti vendita (“same stores”).

Tentativi di confronto

Va detto, purtroppo, che è arduo paragonare questi dati con quelli di altri competitor. I big internazionali quotati, da McDonald’s a Burger King, non rilasciano mai numeri suddivisi per Paese. Ma qualche considerazione si può fare.

I dati di Yum Brands! (il colosso che controlla KFC) assegnano vendite piatte (+1%) nel primo semestre a KFC in Europa. Questo dato non comprende la Gran Bretagna, contabilizzata a parte, che infatti fa +9%, suggerendo quindi un contesto in frenata proprio nell’Europa continentale, ma con l’Italia in maggiore difficoltà se fa fede l’andamento dei ristoranti in capo a Sphera.

La semestrale di McDonald’s registra vendite comparabili a +2,6% nel segmento IOM (International Operated Markets), quello che comprende l’Italia. Il testo specifica che ci sono state performance particolarmente favorevoli in Germania e nel Regno Unito, deboli per la Francia, nessun accenno all’Italia.

RBI Restaurant Brands International, invece, assegna una crescita delle vendite comparabili “internazionali” di Burger King del 5,4% e di Popeyes del 12,5% (in entrambi i casi si tratta del secondo trimestre), ma questo è solo un dato internazionale, appunto, neppure un dettaglio sull’Europa. Serve al massimo a confermare un trend di crescita.

Un’indicazione più aderente all’Italia proviene dall’osservatorio periodico di Fipe-TradeLab sui “consumi fuori casa”. In effetti, lo snapshot sul mese di marzo 2026 evidenziava un -5,6% a livello di visite nel canale fast food di catena.

Quel dato di marzo, comunque, a maggio evidenziava già una ripresa delle visite, a +2,8%.

Una fonte come l’Osservatorio CNCC-EY, sui centri commerciali, metteva in luce una buona performance della ristorazione con +3,6% di vendite nel primo semestre. Un dato, anche questo, paragonabile solo in parte, perché se è vero che i centri sono popolati per lo più da catene, questo non autorizza a trattare il dato come trend dei soli fast food di pollo e carne.

Dunque, nell’assenza di dati omogenei comparabili, i risultati che provengono dal gruppo rumeno hanno almeno il merito di accendere una spia sull’andamento reale delle vendite nel nostro Paese e nello spaccato dei fast food.

Adriano Lovera

*per la sintesi dei dati di bilancio è stato utilizzato il supporto di uno strumento AI