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Tante aziende europee, comprese quelle italiane, stanno tornando a investire negli Stati Uniti. Per quale motivo? Non ci sono solo le tasse basse, ma un sistema di incentivi poco conosciuto e un mondo del lavoro molto flessibile. Tutti i dettagli nell’analisi dell’avvocato d’affari Charles Bernardini

Gli scorsi mesi sono stati una sequela di annunci di aziende italiane pronte a conquistare il mercato americano. Oltre al più famoso caso di Fiat-Chrysler, hanno fatto parlare di sé a questo riguardo soprattutto società dell’agroalimentare e della ristorazione: Barilla, Giovanni Rana, Eataly, Lavazza, per fare i nomi più noti.

Questa tendenza non riguarda solo l’Italia. Come ha messo in evidenza un articolo del New York Times lo scorso 5 febbraio, «nonostante l’attenzione in anni recenti rivolta ad Asia e Sud America, gli Usa sono di nuovo un mercato in crescita. L’America rimane un luogo dove per le imprese europee è più facile fare affari rispetto a mercati emergenti».

C’è poi un’altra tendenza messa in evidenza dai giornali negli ultimi mesi, il ritorno della produzione di aziende americane dalla Cina agli Usa, in particolare per prodotti destinati al mercato nordamericano. Un caso su tutti: nel dicembre del 2012, Apple ha annunciato il trasferimento di qualche produzione negli Stati Uniti, dopo che il concorrente cinese Lenovo aveva annunciato una nuova produzione in Usa nell’ottobre scorso.

Il Boston Consulting Group in uno studio ha dato anche una cifra di questo trend: il 48% delle aziende americane con produzione in Cina sta progettando il trasferimento della produzione di nuovo negli Usa. Questo avviene, secondo l’indagine, per questi motivi:

– gli stipendi in Cina stanno aumentando al tasso del 20% all’anno; negli Usa crescono molto meno e dopo la crisi negli Stati Uniti i lavoratori sono assai più flessibili in merito ai costi;

– questo trend accelererà nel 2015, quando il costo di lavoro in Cina sarà solo 10% meno che negli Usa;

– il tasso di produttività è del 3-4% più alto per operai americani rispetto a quelli cinesi;

– l’energia negli Usa è a buon mercato e abbondante, in parte per il boom di gas di scisto (shale gas);

– i costi di trasporto sono ridotti;

– gli incentivi governativi americani funzionano;

– per prodotti indirizzati al mercato americano, i consumatore preferiscono quelli made in Usa, invece che made in Cina.

Il risultato è che sempre di più aziende europee, incluse quelle italiane, decidono di produrre, o almeno assemblare in Usa per quel mercato, considerando anche il risparmio di costo e tempo per trasporto a clienti nordamericani.

Perciò, scopo di quest’articolo è dare uno sguardo a quanto costa per operare negli Usa, in linea di massima, anche da esperienza raccontata da clienti.

L'avvocato Charles Bernardini, Ungaretti & Harris LLP

L’avvocato Charles Bernardini, Ungaretti & Harris LLP

Costituire Società

 Non c’è un capitale minimo. Non sono necessari notai come in Italia. Le spese burocratiche per costituire sono fra  i 600 e i 1.000 dollari. Gli onorari  dei legali per costituire un ente (“inc.” o “llc”) con unico azionista sono di solito fra 2.000 e 4.000 dollari e includono: redigere i patti parasociali o il contratto operativo, ottenere i codici fiscali (tax numbers) federali e statali, registrazione nel comune/contea/stato dove l’ente avrà sede, preparare verbali organizzativi.  La progettazione fiscale (tax planning) Usa-Italia richiede qualche migliaio di dollari, dipende dalla complessità dell’operazione. Insomma, è  molto meno costoso, con molto meno tempo (una volta deciso e controllato il nome, si costituisce entro ventiquattro ore) che in Italia. Come ha messo in evidenza un recente articolo dell’economista Luigi Zingales, “per avviare un’attività negli Stati Uniti ci vogliono in media solo 4 giorni, contro 62 in Italia.”

 

Manodopera

Secondo la testimonianza di clienti, e sostenuto da uno studio della Boston Consulting Group di 2012, il costo della manodopera in Usa è circa il 10-15% inferire in valore assoluto che in Italia, che arriva a meno 35% considerando la maggiore produttività (Fonte: Boston Consulting Group, 2012).

Il costo della manodopera, seppur importante, non è la componente che attira di più quando si investe negli Usa. Ad attirare è invece, la “flessibilità” del mercato di lavoro americano. In Usa, in assenza di discriminazione razziale, di sesso, di religione, di età o contro handicappati, e con l’eccezione delle poche, grandi, aziende con sindacati, si  può licenziare senza avviso, senza giusta causa, senza indennizzo. Le società hanno la facoltà di stabilire i turni e assegnare a tali turni i lavoratori. Le aziende di successo maggiore non esagerano con questa flessibilità, invece valorizzano i dipendenti capaci, per mantenerli in azienda. Rimane il fatto che tale flessibilità permette in tempi difficili di reagire con velocità.

Altri costi e incentivi

 In linea di massima, il di costo dell’energia negli Usa per persone e aziende è circa del 50% inferire che in Italia. Più bassi sono anche i costi per gli affitti di uffici e stabilimenti industriali.

Come mostra il box di seguito, un altro dei vantaggi è quello degli incentivi che vengono concessi alle imprese.

In questo caso vale la pena, per un investimento importante in Usa, valutare con un professionista americano con esperienza in materia la strategia da negoziare con enti governativi locali per ottenere sovvenzione e aiuto economico – prima di firmare contratti per immobili o costruzione, perché una volta impegnato così, si perde il “leverage” , cioè, la forza da trattare con gli enti governativi americani.

Charles R. Bernardini 

avvocato presso lo studio Ungaretti & Harris LLP, Chicago

chicago retail 005

 

La mappa degli incentivi

 Una differenza notevole fra i sistemi fiscali e governativi americani e italiani risiede nel fatto che gli enti locali governativi americani (comuni, contee, stati) possiedono ampio potere di imporre tasse e, perciò, ampio potere di fissare incentivi economici, con lo scopo di attirare e mantenere posti di lavoro e investimenti.

Il risultato è che la metà degli investimenti industriali negli Usa utilizzano incentivi economici governativi. Anche per gli investimenti commerciali è possibile ottenere incentivi, e, perciò, ridurre il costo dell’investimento negli Usa e il rischio, qualora  l’investimento preveda:

– costruzione d’immobili;

– costituzione di una sede nazionale/nordamericana con posti di lavori amministrativi;

– negozi con numeri importanti di dipendenti;

– attività in un’area definita sottosviluppata.

I criteri che i governi locali utilizzano per dare incentivi economiche sono:

– creazione di nuovi posti di lavoro

– mantenimento dei posti di lavoro esistenti

– investimenti di un minimo livello in immobili, macchinari e ristrutturazioni

Gli strumenti di intervento pubblico sono uno o più di uno:

  • crediti d’imposta
    • imposta sul reditto
    • imposta immobiliare
  • contributi a fondo perduto
  • prestiti diretti a tasso basso
  • garanzie governative su prestiti privati
  • titoli obbligazionari per finanziare costruzioni
  • infrastruttura
  • esenzioni fiscali o riduzioni di imposte:
    • sulle vendite
    • sull’ energia
    • sugli immobili
  •   Rimborso spese per:
    • formazione
    • spese legali, professionisti vari, finanziamento
    • acquisto di terreno
    • pulizia ambientale

Il periodo per ottenere l’incentivo e la forma del credito include:

  • credito normale: 10 anni, rinnovabile
  • alternativa : cambiale
  • tempo burocratico
    • arrivare a un accordo di principio (non ancora formalizzato da un contratto): un mese
    • formalità:         6-9 mesi.

 

Tabella 1: costo dell’elettricità negli Usa per Kilowattora:

 

Stato residenziale1.5.12 commerciale1.5.12 industriale1.5.12
Massachusetts 15.39 13.88 12.84
New Jersey 16.02 12.53 10.28
New York 16.86 14.45 6.77
Pennsylvania 12.95 9.46 7.21
Illinois 11.90 8.40 6.06
Indiana 10.45 9.20 6.47
Michigan 13.71 10.74 7.44
Ohio 11.30 9.55 6.01
Wisconsin 13.15 10.43 7.23
Iowa 10.37 7.56 5.02
Minnesota 10.95 8.47 6.36
Florida 11.58 9.93 8.26
Georgia 10.50 9.44 5.54
North Carolina 10.69 8.59 6.21
South Carolina 11.49 9.38 5.85
Texas 11.18 8.42 5.64
Arizona 10.78 9.12 6.06
Colorado 10.81 8.84 6.70
Nevada 12.08 8.92 5.46
California 15.06 12.21 9.90

 

Tabella 2: Il costo degli affitti degli uffici

Cittá Affitto UfficiUS$ Sq Ft pa.
New York US$ 70-114
Boston US$ 40-88
Los Angeles US$ 46-77
Milano US$ 77
Toronto US$ 35-71
Chicago US$ 27-49
Roma US$ 63

Fonte: CD Richard Ellis

 

Tabella 3: Il costo degli affitti industriali

Cittá US$ Sq Ft
Chicago $6-7
New York City $8-9
Los Angeles $9-10

 Fonte: www.loopnet.com

 

 Tabella 4: Le imposte statali sulle società (deducibili dalle imposte federali)

Esempi:Indiana – 8,5%

Wisconsin – 7,9%

Illinois – 7,0%

Missouri – 6,25%

Michigan – 6,25%

Kentucky – 4,6%

Pennsylvania– 9,9%

New Jersey – 9,0%

California – 8,84%

New York – 7,1%

Florida – 5.5%

Convenzione contro la doppia imposizione Italia-USA

Ritenute alla Fonte

 

Tipologia reddito Ritenuta interna USA Ritenuta applicabile in base alla convenzione
Dividendi 30% (a)  il 5 per cento dell’ammontare lordo dei dividendi se il beneficiario effettivo fosse una societa che ha posseduto almeno il 25 per cento delle azioni con diritto di voto della società che paga i divendi per un periodo di 12 mesi avente termine alla data alla quale i divididendi sono dichiarati, e(b) il 15 per cento dell’ammontare lordo dei dividendi in tutti gli altri casi.
Reddito prodotto da uno stabile organizzazione 30% Ritenuta massima: 10%
Interessi di finanziamento 30% Ritenuta massima: 10%
Canoni (Royalties) 30% (a) il 5 per cento dell’ammontare lordo nel caso di canoni corrisposti per l’uso o la concessione in uso di software per computer, o di attrezzature industriali, commerciali o scientifiche; e(b)  l’8 per cento dell’ammontare lordo in tutti gli altri casi.

 

Società Controllata USA

Imposte USA e Italia[1]

Esempio:

ALFA ITALIA SPA possiede il 100% di ALFA USA INC.

La societàUSA nel 2010 ha prodotto un reddito di 100.000 dollari.

Calcolare le imposte USA e Italia facendo le seguenti ipotesi di lavoro:

  • imposta statale USA 6% – deducibile  dall’imponibile dell’imposta federale;
  • integrale distribuzione dell’utile della società USA alla società italiana.

 

USA

 

Utile ante imposte        100.000 $
Imposta statale –          6.000 $
———————-
Base imponibile imposta federale          94.000 $
Imposta federale:
  • sino a 50,000 $
15% 7.500
  • da 50.000 a 75.000 $
25% 6.250
  • da 75.000 a 94.000 $
34% 6.460
———- –        20.210 $
———————-
Reddito netto          73.790 $
=============

 

ALFA USA INC., e abilitata a distribuire il dividendo applicando la ritenuta del 5%.

 

Utile distribuito (→ in ipotesi: tutto il reddito netto.)     73.790 $

Ritenuta alla fonte:

(73.790 x 5%)                                                                                   3.689,5 $

Utile trasmesso in Italia:

(73.790 – 3.689,5) = 70.100,5 $

 

Al fine di ottenere l’applicazione di tale ritenuta ridotta, la società Italiana deve:

inviare una lettera di richiesta ad ALFA USA INC. invocando l’applicazione del trattamento previsto dalla convenzione;

allegare a tale lettera una certificazione rilasciata dal competente Ufficio delle Entrate nel quale si attesta che:

la società ALFA SRL è fiscalmente residente in Italia; a quanto risulta all’Ufficio la società AFA SRL non possiede stabili

organizzazioni negli USA.

 

ITALIA

 

Dividendo lordo                  73.790 $
===================
Cambio: 1 euro = 1,3060 dollari
Dividendo lordo in euro:
(73.790 : 1,3060) =                  56.500,77 €
Abbattimento 95%
(56.500,77 x 95%) = –                53.675,73 €
——————————–
Base imponibile Ires                  2.825,04 €
===================
Ires 27,5%  (2.825,04 x 27,5%)                     776,89 €
Meno:
Ritenuta alla fonte:
(3.689,5 : 1,3060) = 2.825,04
(2.825,04 x 5%) = –                   141,25 € (1)
——————————-
Ires dovuta                     635,64 €
===================


[1] Avv. Stefano Garelli, Tavolo di Lavoro Stati Uniti e Canada, Camera di Commercio di Torino, 19.9.2012

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